Ci sono clienti che entrano e non chiedono una rondella. Chiedono una saiba. E se hai vent’anni e lavori da poco, la prima volta resti lì.

In sessant’anni dietro questo banco le abbiamo sentite tutte, e alcune non le sente quasi più nessuno. Così abbiamo provato a metterle in fila: le parole della ferramenta in triestino, quelle che si usano ancora e quelle che si stanno perdendo.

Non è uno studio e non siamo linguisti: siamo quelli delle chiavi. È un dizionario da banco, con l’ordine in cui le cose capitano davvero — prima chi fa il lavoro, poi la roba, poi quello che si è rotto.

I mestieri

marangòn falegname
mistro de fero fabbro
instalador idraulico
bandàio lattoniere, stagnino: chi lavora la lamiera, le gronde, le scossaline
conzalastre vetraio
picapiere scalpellino
el gua l’arrotino

Conzalastre è il vetraio: letteralmente aggiusta-lastre. Il mestiere descritto dal gesto, senza fronzoli.

E el gua è l’arrotino, quello che passava per le strade gridando. C’è ancora gente che entra e chiede se passa el gua.

La roba

ciodo chiodo
bròca chiodo, borchia
vida vite
saiba rondella
tampagno dado
martel martello
tenaia tenaglia
cazavide cacciavite
cortel coltello
brìtola coltello a serramanico
forfe forbici
susta molla
cadèna catena
camoma fune
sforzin spago resistente
scurton un pezzo di spago
sbrindolo il pezzo di spago che avanza dal nodo
bozèl bozzello, la piccola carrucola
braghèta la fascetta stringitubo
bandon lamiera
tola tavola di legno
zoco pezzo di legno
copo tegola
corame cuoio
bus, buso buco

Porte, finestre e serrature

ciave chiave
scroc serratura
cadenàzo catenaccio, chiavistello
cadenazèto chiavistello piccolo
cluca maniglia
pomolo pomello
bartuèla cerniera, cardine
cucherle lo spioncino della porta
sburto lo sporto della finestra
gorna grondaia
scalin gradino

Cucherle è lo spioncino, e viene dal tedesco gucken, guardare. Non è un caso: Trieste è stata austriaca per cinque secoli, e in ferramenta il tedesco è rimasto attaccato agli oggetti più di quanto sia rimasto nei discorsi.

Cluca è la maniglia — e c’è chi la usa anche per il buco della serratura.

In cucina e in casa

pignata pentola
tecia tegame a due manici
farsora padella
atòmica la pentola a pressione
caldiera il pentolone di rame
buiòl, stagnaco secchio
cadìn catino
scafa l’acquaio, il lavello
spina rubinetto
piria imbuto
scartaza spazzola
straza straccio
rochel il rocchetto del filo
oio olio
smir il grasso lubrificante

Atòmica per la pentola a pressione è forse la parola più bella del dizionario. Chi l’ha battezzata così l’aveva vista lavorare.

E smir viene dal tedesco Schmiere. Il grasso che compri da noi ha un nome asburgico.

Quando qualcosa se ga rotto

Questa è la sezione che ci piace di più, perché non sono oggetti: sono le parole con cui la gente entra in negozio.

ruzine, ruzinì ruggine, arrugginito
lasco, lascà allentato, che balla
strenzer stringere
strento stretto
verzer aprire
governar riparare
sbregar rompere sfilacciando
spacar rompere di colpo secco
scavezar rovinare allentando le giunture
scavezzà storto, rotto
disfà rotto
taiar, zoncar tagliare, tranciare di netto
imbugnido otturato

Guarda che il triestino distingue i modi di rompere, e l’italiano no. Sbregar è sfilacciare, spacar è di colpo secco, scavezar è quando le giunture cedono piano. Tre guasti diversi, tre parole diverse — e in italiano diciamo “rotto” per tutti e tre.

Governar per riparare dice tutto di com’era il rapporto con le cose: non si buttava, si governava.

E poi c’è la frase che riassume mezzo mestiere:

La vida xe lasca: ghe vol una saiba, e po’ se strenzi.

La vite balla, ci vuole una rondella, e poi si stringe. Se la capisci senza traduzione, sei di qua.

I modi di dire

Bater broche — battere chiodi — vuol dire avere freddo. Battere i denti.

Te salta le bartuele — ti saltano le cerniere — si dice di chi va fuori di testa. Una persona che si scardina come una porta.

Duro come un zoco — duro come un pezzo di legno.

El xe una piria — è un imbuto — si dice di chi beve troppo.

E la migliore di tutte, che da sola vale l’articolo:

El se ga messo la saiba al dito.

Si è messo la rondella al dito: si è sposato.

In una città di cantieri, di navi e di officine, la fede nuziale è una rondella. Non c’è niente da aggiungere.

Le parole che non sono in nessun dizionario

Poi ci sono quelle che al banco sentiamo tutti i giorni e che non troverai in nessun vocabolario, perché non sono dialetto: sono il modo in cui le persone chiamano le cose quando il nome non se lo ricordano.

El robo che tien su la tapparella. Quel coso rotondo della porta. La roba per la ruggine. Quela cossa che se meti sotto la vite.

Noi le capiamo quasi sempre. È il mestiere: mezzo consiste nel tradurre.

Ne manca qualcuna?

Sicuramente. Questo elenco è quello che ci è venuto in mente stando dietro al banco, e sappiamo già che ne mancano.

Se ne conosci una che non c’è, scrivicela o passa a dircela in negozio. La aggiungiamo, e mettiamo il nome di chi ce l’ha suggerita.

Ferramenta Trieste, dal 1964

Via della Ginnastica 16/A — a due passi da viale XX Settembre e dall’Ospedale Maggiore
Telefono 040 37 05 83, anche WhatsApp
Martedì–sabato 8.30–12.30 e 16–19

Se entri e chiedi una saiba, ti capiamo.
Dove siamo

Le fonti

Per controllare grafie e significati abbiamo guardato il Dizionario-Vocabolario del dialetto triestino di Ernesto Kosovitz (1890) su Wikisource, il dizionario di atrieste.eu, quello di tuttotrieste.net e quello di informatrieste.eu. Le definizioni qui sopra sono nostre; le parole sono di tutti.

Vedi anche